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Capitalismo 3.0

Ho appena finito di leggere il libero di Peter Barnes, Capitalismo 3.0.
La tesi di fondo è semplice: poichè il capitalismo come lo conosciamo non fa altro che portare distruzione e massimizzare le ineguaglianze (e ciò in base al suo algoritmo di base, ovvero la massimizzazione del profitto), allora è necessario inventare un nuovo modello di capitalismo, il capitalismo 3.0.
La rivoluzione consisterebbe nel cambiare un assunto di base che fin ora ha guidato la crescita economica: i beni comuni non sono più a costo zero.
In fondo, sostiene Barnes, la ricchezza viene prodotta utilizzando i beni comunici (commons) senza pagare una lira. Ma i beni comuni, monetizzati, hanno un valore enorme.
Tre sono le tipologie ci Commons secondo Barnes:
  • beni naturali
  • beni sociali
  • beni culturali
Ebbene, la soluzione è semplice: proprietarizzare (e non privatizzare) i Commons affindandone la gestione a dei Trust (le fondazioni americane, ovvero della Autority indipendneti) che avranno il compito di gestire questi beni di prprietà di tutto a vantaggio delle generazioni future.
Come? Affittando i diritti di utilizzo che potranno poi essere scambiati sul mercato e utlizzando i proventi per creare dei fondi destinati a dare un reddito minimo a tutti, a favorire le opportunità dei bambini, ad assicurare la salute pubblica, a promuovere le arti e la libera circolazione delle idee.
Tra stato e mercato, quindi, nasce il cosiddetto terzo animale: i Commons Trust.
Un modo utopistico di guardare alle cose, ma non necessariamente assurdo.
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