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Santa Gelmini e la Sacra Rota

La Gelmini ha preso fiato, ha gonfiato i polmoni e, vincendo la resistenza del suo taier costipante, ha dato voce al sax soprano che si ritrova in gola: "Ricorrerò al Consiglio di Stato".

E sì, perchè il caro ministro tra un taglio e l'altro, riuscita a non affogare nell'onda, ha deciso che gli insegnanti di religione devono intervenire sul giudizio che i ragazzi avranno agli esami di maturità anche se il Tar lazio aveva dichiarato:

Sul piano giuridico un insegnamento di carattere etico-religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico.

Ma dico io... Gli insegnanti di religione? Niente contro questa augusta categoria. Ho anche alcuni amici che fanno gli insegnati di religione, perfino una cugina, e non lo dico come si dice: "ho tanti amici gay". Ma santa benedettissima Eva, e cito Eva perchè con gli insegnamenti di religione aveva qualche problema, oltre che con le mele...

E' noto che in Italia gli insegnanti di religione sono tutti solo ed esclusivamente cattolici: ed i cattolici, per santo ministero, dottrina e vangelo, non possono giudicare.

Ve lo vedete Gesù Cristo con il registro in mano che chiede di sapere di quante persone è composta la Trinità e, se uno non risponde, ti mette un quattro? Tutt'al più ti manda all'inferno, ma non ti fa ripetere l'anno.

E poi, come faranno i ragazzi di parlare di sesso con gli insegnanti di religione (che pure svolgono questa funzione, mentre gli altri professori bacchettoni spesso fanno finta di avere davanti un classe di angeli asessuati e non un branco di sciamannati ed ingrifati come mandrilli)? Dicevo, come faranno a parlare di sesso con gli insegnanti di religione se poi devono temere di non essere ammessi agli esami? Rimarranno solo gli insegnanti di educazione fisica, che pure su questi argomenti potrebbero avere la tentazione di sottolineare troppo gli aspetti aerobici del sesso, spingendo i nostri giovani a darsi a maratone e marce longhe, magari per perdere qualche chilo.

E poi, come minchia fanno quelli che non sono cattolici e non fanno l'ora di religione? Si fanno raccomandare dal rabbino? o chiedono una lettera di encomio all'Imam?

In tutto questo casino, la cosa giusta l'ha detta, udite udite, Antonio di Pietro che, dopo aver tartagliato lungamente, chiesto strabuzzando gli occhi "ma che c'azzecca?", ha dichiarato:

Da cattolico, rispettoso della Chiesa e dei suoi comandamenti, non posso che condividere la decisione del Tar del Lazio in quanto in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno uguali diritti. Non ci può essere una discriminazione nel profitto scolastico su base religiosa

Senza offendere nessuno...

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Agitarsi per il Sud

E' molto interessane l'uscita agostana del premier con la sua idea, da una parte, di creare delle belle gabiotte salariali e, dall'altra, di dare impulso al Sud attraverso una agenzia che si occupi di promuovere gli investimenti in infrastrutture.
Peccato, però, che l'idea il Cavaliere l'abbia già lanciata nel 2002, con la sua Legge Obiettivo. Ebbene, stando ai dati contenuti nel DPEF, non è che i risultati siano molto incoraggianti. Nella sostanza, sono state impegnate appena il 7,8% delle risorse effettivamente necessarie e, come molti sanno meglio di me, impegnare non significa pagare, tanto è vero che sembrerebbe che a dicembre 2008 siano stati attivati prestiti (la fonte di finanziamento per questi fondamentali investimenti per il Sud) per solo il 6% delle risorse complessive.
A peggiorare la situazione, la maggior parte dei Main Contractors delle grandi opere, o non hanno affatto iniziati i lavori, o sono veramente indietro.
Bene, sarà interessante capire come l'Agenzia per il Sud si smarcherà da questa storia non proprio entusiasmante.
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Capitalismo 3.0

Ho appena finito di leggere il libero di Peter Barnes, Capitalismo 3.0.
La tesi di fondo è semplice: poichè il capitalismo come lo conosciamo non fa altro che portare distruzione e massimizzare le ineguaglianze (e ciò in base al suo algoritmo di base, ovvero la massimizzazione del profitto), allora è necessario inventare un nuovo modello di capitalismo, il capitalismo 3.0.
La rivoluzione consisterebbe nel cambiare un assunto di base che fin ora ha guidato la crescita economica: i beni comuni non sono più a costo zero.
In fondo, sostiene Barnes, la ricchezza viene prodotta utilizzando i beni comunici (commons) senza pagare una lira. Ma i beni comuni, monetizzati, hanno un valore enorme.
Tre sono le tipologie ci Commons secondo Barnes:
  • beni naturali
  • beni sociali
  • beni culturali
Ebbene, la soluzione è semplice: proprietarizzare (e non privatizzare) i Commons affindandone la gestione a dei Trust (le fondazioni americane, ovvero della Autority indipendneti) che avranno il compito di gestire questi beni di prprietà di tutto a vantaggio delle generazioni future.
Come? Affittando i diritti di utilizzo che potranno poi essere scambiati sul mercato e utlizzando i proventi per creare dei fondi destinati a dare un reddito minimo a tutti, a favorire le opportunità dei bambini, ad assicurare la salute pubblica, a promuovere le arti e la libera circolazione delle idee.
Tra stato e mercato, quindi, nasce il cosiddetto terzo animale: i Commons Trust.
Un modo utopistico di guardare alle cose, ma non necessariamente assurdo.
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